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Psicoterapia per la persona, la coppia, la famiglia

A volte, può accadere che il disagio psicologico si strutturi, si tramuti in una sofferenza più profonda; può accadere che questa sofferenza si esprima in manifestazioni emotive, comportamentali, cognitive che - nel linguaggio specialistico e oramai anche di senso comune - definiamo “sintomi”.

I sintomi, a loro volta, creano disagio, pongono problemi, possono aumentare il dolore.

Quando nel corso di una consultazione psicologica si evidenzia una sofferenza psichica strutturata e profonda, quando emergono sintomi che disturbano il benessere della persona nelle varie sfere di vita (personale, di coppia, familiare, lavorativa, sociale), può essere indicato un percorso di psicoterapia.

“I sintomi che si manifestano sono impalpabili e spesso vissuti come fossero da nascondere oltre che invasivi e difficili da decodificare. L’immateriale della mente rende i sintomi psicologici un evento straordinario, assolutamente soggettivo, collegato ad aspetti culturali e contestuali.
Di solito chiedo alle persone che mi incontrano di ringraziare i loro sintomi, di accoglierli come “doni” della psiche che finalmente si manifesta. Di considerarli un’occasione per alfabetizzarsi al proprio linguaggio interno, di aggiungere una dimensione alla propria vita (…). Questa mia proposta (…) viene inizialmente considerata “insolita”, permette poi a chi la accoglie di percorrere strade interessanti e non visitate prima”.
Umberta Telfener Riflessioni sistemiche 2012, n. 7

Il colloquio di psicoterapia è un incontro, una danza interpersonale tra il clinico e la persona che richiede il suo aiuto.

Durante l’incontro - attraverso il dialogo, la narrazione ed alcune attività di disegno ed espressivo-corporee - si da parola, voce e corpo al senso della sofferenza e delle sue manifestazioni sintomatiche nella storia e nell’attualità della vita della persona; si ricercano nuove prospettive con cui guardare e guardarsi, nuovi posizionamenti nelle relazioni con sé stessi e con gli altri, nuove possibili organizzazioni di vita.

Incontro dopo incontro, si dipana un percorso di diversa durata e frequenza, secondo le esigenze specifiche della situazione di vita della persona in terapia.

Psicoterapia di coppia

In una logica sistemico-relazionale, la coppia è molto di più della somma dei due partner; è un elemento terzo, sovraordinato, relazionale: 1 + 1 = 3

Della coppia è importante occuparsi, prendersi cura. Tutti i giorni, nella vita quotidiana. Soprattutto nelle fasi di maggiore affaticamento o crisi.

Quando la crisi minaccia la relazione di coppia, molti aspetti sono messi in discussione: l’investimento emotivo nella relazione, il sentimento di sentirsi traditi o tradire il patto che ha fondato l’unione, le implicazioni di una possibile rottura a livello genitoriale e familiare, la perdita di assetti di vita quotidiani, la paura dell’assenza dell’altro, della solitudine, del cambiamento, la necessità di ridefinire parti di sé, la propria identità di persona.

Durante la crisi possono emergere vissuti di sofferenza, esplodere conflitti talora difficili da affrontare. Ma la crisi può essere anche una occasione per ricostruire un legame stanco o insoddisfacente; per farlo evolvere verso una relazione rinnovata, maggiormente in grado di generare benessere per i singoli partner e per l’intera famiglia.

In questo, un percorso di psicoterapia di coppia può essere un valido aiuto.

Attraverso colloqui con la psicoterapeuta, la coppia può:

  • riflettere su di sé, sulle origini e ragioni della crisi, sulla possibilità di continuare ad alimentare il legame tra partner, sui margini di ridefinizione e rinnovamento del patto di coppia;
  • trovare insieme soluzioni nuove a problemi e conflitti antichi;
  • superare tradimenti e rotture relazionali;
  • superare periodi di distanziamento affettivo, di chiusura relazionale, di freddezza emozionale;
  • diventare consapevole e gestire dinamiche di dipendenza affettiva;
  • recuperare o modificare la dimensione della sessualità;
  • affrontare in modo collaborativo le sfide poste dalla genitorialità nelle varie fasi del ciclo di vita della famiglia (nascita del primo figlio, famiglia con bambini piccoli, con figli adolescenti, famiglia nella fase di svincolo dei figli giovani adulti, fase del nido vuoto);
  • elaborare e gestire lutti e perdite, malattie fisiche o mentali proprie o dei figli.

Abitualmente, i colloqui hanno una frequenza quindicinale e una durata di circa un’ora e mezza; possono essere congiunti, cioè alla presenza di entrambi i partner, o individuali in momenti precisi del percorso.
La psicoterapia di coppia è preceduta da una fase iniziale di consulenza, in cui la coppia valuta insieme alla psicoterapeuta le ragioni che hanno motivato la richiesta di aiuto, il perché la richiesta è stata formulata proprio in quel momento, le aspettative di cambiamento e le direzioni del percorso terapeutico.

Psicoterapia per bambini e ragazzi

Le domande, le incertezze, le paure dei genitori che osservano la crescita dei propri figli sono spesso molte e diversificate. A volte esse riguardano la manifestazione di forme di disagio che i figli esprimono in famiglia, a scuola, con gli amici.
Ad esempio:

  • nei più piccoli: problemi nell’addormentamento o con la nutrizione; pianti nelle fasi di distacco dalle figure di riferimento; difficoltà d’inserimento al nido o alla scuola dell’infanzia; fatiche nelle relazioni coi compagni, preferenze per giochi solitari; difficoltà nell’espressione linguistica, grafica, motoria;
  • nei più grandi: cali nel rendimento scolastico, difficoltà nell’apprendimento; difficoltà nelle relazioni con la classe, ansie e paure rispetto all’andare a scuola, coinvolgimento in azioni di bullismo; aggressività; scarso interesse nel gioco, nell’apprendimento, nello stare con gli amici; problemi legati al comportamento alimentare; eccessivo ricorso a rituali giornalieri rassicuranti; difficoltà nell’espressione e gestione delle emozioni;
  • nei ragazzi e nelle ragazze: disagi nel cambiamento dalla scuola primaria a quella secondaria o dalla scuola secondaria di primo a quella di secondo grado; insoddisfazioni ed emozioni negative legate al cambiamento del proprio corpo; abitudini alimentari non salutari; abbuffate alcoliche o sperimentazioni di sostanze stupefacenti; scelte non consapevoli sul piano della sessualità; azioni che rompono le regole di vita familiare o scolastica, coinvolgimento in situazioni devianti; ritiro scolastico, ritiro sociale; bocciature ed insuccessi formativi.

Come interpretare queste forme di disagio?
Cosa esprimono? Quali messaggi nascondono o, al contrario, urlano?
Ritenerle forme evolutive, cioè tipiche della fase di vita e dunque avere fiducia nella loro risoluzione spontanea? Oppure ritenerle degne di attenzione clinica, per la sofferenza psicologica che le accompagna e per le conseguenze che esse possono avere nelle varie sfere di vita?

Rispondere a queste domande può risultare difficile.

Una consulenza psicologica breve può fornire un supporto competente e qualificato per comprendere il senso del disagio manifestato dal figlio/a e per valutare l’utilità di un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia.

Nella mia prospettiva sistemico-relazionale, la consulenza psicologica con il bambino o l’adolescente prevede:

  • il consenso informato e l’autorizzazione al colloquio da parte di entrambi i genitori;
  • il loro coinvolgimento nel percorso, con modalità differenti secondo l’età del figlio/a e gli obiettivi della consulenza;
  • una fase conoscitiva, orientata a creare le basi della relazione di fiducia tra me ed il bambino/ragazzo, nonché a raccogliere informazioni sugli ambiti di vita familiare, scolastica, sociale;
  • una valutazione della natura, della tipologia e del senso del disagio manifestato; in questa fase di valutazione, possono essere effettuati anche colloqui con gli insegnanti o con altre figure significative;
  • una fase di restituzione della valutazione al bambino/ragazzo e ai genitori, durante la quale condivido gli esiti della valutazione e l’indicazione rispetto all’utilità di un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia; la psicoterapia è utile in molte, ma non in tutte le situazioni; possono essere suggeriti anche altri percorsi, ad esempio psicomotricità, arteterapia, sostegno educativo, ecc.

Negli incontri di psicoterapia, utilizzo diversi strumenti, a seconda dell’età, delle preferenze e degli stili relazionali del bambino o adolescente: la parola, il disegno, il gioco, la narrazione, l’ascolto di musica e la visione di video, attivazioni motorie, giochi cognitivi; può proporre anche questionari e test di valutazione.

Attraverso queste modalità, nella relazione terapeutica, il bambino/ragazzo può:

  • apprendere nuove modalità per aumentare la propria consapevolezza di sé, delle proprie emozioni e vissuti, delle proprie relazioni con gli altri;
  • sviluppare un pensiero tra l’emotività e l’azione;
  • dire cose difficili o indicibili altrove;
  • imparare a maneggiare emotività che disturbano, che affaticano;
  • sviluppare competenze psicologiche e relazionali da utilizzare proficuamente anche al di fuori della stanza di psicoterapia, nel rapporto quotidiano coi genitori, i fratelli, gli amici, ecc.

Questi apprendimenti, queste nuove possibilità di espressione e conoscenza di sé, aiutano il bambino/il ragazzo a contenere il disagio, a migliorarne i sintomi, ad affrontare meglio i compiti che lo aspettano durante crescita; circolarmente, aiutano i genitori ad affrontare con maggiore consapevolezza e maggiori strumenti il loro difficile ruolo genitoriale.

La durata degli incontri è abitualmente di un’ora, ma tiene sempre conto dei tempi di attenzione e di coinvolgimento relazionale dei bambini e ragazzi coinvolti.
Il numero di incontri varia secondo le specificità delle singole situazioni.

Psicoterapia per la famiglia

Incontrare la famiglia in stanza di terapia è un’esperienza coinvolgente per il terapeuta e per i membri del sistema familiare che, invitati, hanno scelto di partecipare all’incontro.

In una prospettiva sistemico-relazionale, quando la sofferenza di uno dei membri di una famiglia si esprime attraverso le forme del sintomo, l’intero sistema familiare ne risente.

Pensiamo, ad esempio, alle famiglie in cui uno dei membri ha problemi con il comportamento alimentare descrivibili in termini di “anoressia”.

La vita quotidiana di queste famiglie tende ad organizzarsi intorno al sintomo: il momento dei pasti diventa un momento di grande tensione, intorno a cui le relazioni familiari si irrigidiscono; i racconti e i dialoghi della famiglia vengono spesso monopolizzati dal tema “cibo”, “peso”, “alimentazione”, “corpo”, lasciando poco spazio ad altri contenuti di conversazione; la dimensione del controllo del cibo e del peso sembra estendersi e generalizzarsi, tutti finiscono per controllare gli altri, in un circuito vizioso di rafforzamento del sintomo e di moltiplicazione della sofferenza da cui sembra impossibile uscire.

In questi quadri relazionali, è l’intero sistema familiare a diventare protagonista del percorso terapeutico.

Di seduta in seduta, la terapeuta sceglie chi invitare all’incontro successivo, se la famiglia intera o una sua parte, in base al dispiegarsi del dialogo terapeutico e degli orizzonti di cambiamento che si intravedono via via.

Attraverso domande circolari, proposte di attività, disegni congiunti, la terapeuta offre al sistema familiare una possibilità di dialogo aperto, di rilettura e ri-significazione intorno ai temi della sofferenza, del sintomo, delle relazioni familiari.

Durante la seduta familiare,la terapeuta e la famiglia:

  • esplorano il senso della sofferenza per ciascun familiare,
  • ricercano e comprendono l’utilità del sintomo all’interno dei rapporti familiari,
  • ricercano e sperimentano modalità alternative con cui esprimere la sofferenza, rielaborarla, ridarle significato;
  • apprendono nuove modalità di interagire e relazionarsi che possano aiutare l’intera famiglia a trovare un nuovo assetto più soddisfacente, in grado di far star meglio tutti i suoi membri.

Le sedute familiari durano circa un’ora e mezza ed hanno una cadenza da quindicinale a mensile, secondo le fasi e le esigenze del percorso terapeutico.


Articolo a cura della
Dott.ssa Tiziana Mannello
Psicologa Psicoterapeuta a Saronno

Dott.ssa Tiziana Mannello
Psicologa Psicoterapeuta

Saronno

Iscritta all’Albo Professionale degli Psicologi della regione Lombardia n. 10970
Laurea in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione - Specializzazione in Psicoterapia sistemico-relazionale
P.I. 02230660181

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